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Montaione

Verdi colline coltivate e disegnate da poderi, da antichi borghi e castelli medievali, dedicate a chi cerca luoghi autentici, a chi vuole scoprire in pochi chilometri la bellezza del paesaggio, dell’arte e della storia in un ambiente rurale ancora intatto

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Onice di Montaione / L'onice / Alabastro Onice

L'onice

Alabastro Onice

L’Alabastro-Onice calcareo, è stato la pietra egizia usata dalle antiche dinastie faraoniche (statua del faraone Mycerinos della metà del III° millennio A.C.) e fu largamente usato, oltreché dagli egiziani e dai greci, anche dai romani.

L'arte della pietra

Della sua prima introduzione a Roma ne parla espressamente Plinio. I romani si approvvigionavano degli alabastri-onici a Tebe in Egitto, a Damasco in Siria come pure in Arabia e Algeria.
Grazie ad una loro relativa facile lavorabilità, alla perfetta lucidabilità e armonia di colori, erano impiegati nella statuaria, ornati architettonici, arredi liturgici, rivestimenti parietali e mattonelle per pavimenti. Studiosi di marmi antichi come Faustino Corsi, in Delle Pietre Antiche, e Raniero Gnoli in Marmora Romana, descrivono gli «Alabastri o Onici» impiegati nella Roma antica citando notevoli fonti storiche sulle loro zone di provenienza.

selezione del grezzo

Il padre domenicano fiorentino Agostino del Riccio (1597) nell’Istoria delle pietre, tratta dei vari tipi di Alabastri-Onici presenti in chiese fiorentine e li definisce con i nomi di Trasparente, Orientale, Cotognino, Diacciato, Occhiato, Scuro e li considera genericamente tutti «orientali». Per i nomi di quelli presenti a Roma scrive inoltre che «se io dovessi dire le sorti d’alabastri che si ritrovano nella città di Roma, empirei per descriverli quasi un libro».

L’impiego degli «Alabastri Orientali» si diffuse a Roma nell’epoca repubblicana in particolare nella Sectilia pavimenta e nelle Incrustaziones mentre dal II sec. interessò anche la statuaria. Per l’abbellimento delle basiliche cristiane, nel Rinascimento, furono reimpiegati antichi marmi di spoglio, e tra questi gli alabastri calcarei.

Di questi alabastri ne giunsero pure a Firenze delle piccole quantità in parte utilizzati nelle tarsie di marmi policromi nelle cappelle Gaddi (1576-78) in Santa Maria Novella e Niccolini (1585-89) in Santa Croce (A. del Riccio) ed è presente anche nelle colonne dell’edicola tabernacolo della Certosa.

foto 3 (2)
Onice di Montaione

L’alabastro fu pure impiegato nel commesso fiorentino (Opus sectile), commesso in voga a Roma sin dal primo periodo imperiale ma che a Firenze ebbe il suo massimo splendore per volere di Ferdinando I che, nel 1588, dette vita alla Manifattura delle Pietre Dure.

Esempi di impiego degli alabastri nel commesso si hanno, a Firenze, nei piani di alcuni tavoli presenti agli Uffizi, in Palazzo Pitti, al Museo degli Argenti e alla Villa del Poggio Imperiale. Per gli alabastri-onici impiegati a Firenze non è possibile verificarne l’esatta provenienza anche mediante l’impiego di analisi petrografiche e geochimiche: per quelli impiegati nelle citate cappelle dobbiamo quindi credere ad A. del Riccio che le vide realizzare pochi anni avanti la stesura del suo manoscritto.

Anche in molte altre chiese di Firenze è notevole la presenza degli Alabastri-Onici: sono da segnalare le belle specchiature in alcune cappelle della chiesa Santi Michele e Gaetano, le due colonne d’altare e la cornice sopra la mensa dell’altare stesso nella cappella di S. Filippo Benizzi della SS. Annunziata.

Nella chiesa di Santa Trinita, si possono osservare sei candelabri in onice, la mensa d’altare i tre riquadri nelle pareti della cappella, compreso quello che contiene il crocifisso del Palma su sfondo in Portoro, ed infine le molteplici specchiature presenti nei quattro pilastri del baldacchino di Giovan Battista Caccini in S. Spirito che formano una collezione di notevole interesse.

Il territorio di Montaione

Il territorio di Montaione è stato abitato in epoca etrusca e romana, come si evince da vari ritrovamenti archeologici, quali resti di necropoli e di fornaci presso Poggio all’Aglione, Bellafonte..

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